Parte I
Molto sentito in tutta la cristianità occidentale è il culto di S. Lorenzo protomartire.
La vicenda terrena di questo giovane santo, nato in Spagna nel 225, fu caratterizzata dalla pietà e dalla carità, virtù esercitate durante il suo ministero di arcidiacono, cioè responsabile delle attività caritative della Diocesi di Roma.
Durante le persecuzioni di Valeriano, alla richiesta dell’imperatore, disposto a risparmiargli la vita di contro alla consegna dei “tesori di Roma”, egli gli mostrò malati, poveri ed emarginati, coloro che costituivano ai suoi occhi i veri “tesori” di Roma.
Morì arso vivo (la tradizione vuole su una graticola, divenuta per questo attributo iconografico tradizionale) il 10 agosto 258.
A Manduria, il culto di san Lorenzo martire era sicuramente attivo nel 1547.
L’arciprete Sorano nelle relazioni delle proprietà capitolari scrive di un’antica cappella intitolata a S. Lorenzo, già esistente in quella data, probabilmente fatta erigere dal notaio Giovanni De Basiliis, al quale apparteneva il terreno (da lui donato al capitolo) su cui sorgeva la cappella.
Dove? In un’area situata a Est dell’ex convento dei PP. Cappuccini, compresa tra le mura dell’antico fossato a Nord e San Pietro Mandurino a Sud.
In base a queste informazioni, forniteci dal Tarentini[1] «dovrebbe trattarsi dell’appezzamento di terreno sito a sinistra della via S. Antonio, poco prima di arrivare al Convento»[2].
Sta di fatto che nel 1670 la Cappella non esisteva più, e i suoi ruderi vennero utilizzati per costruire il muro di cinta del “Vignale di S. Lorenzo”.
Nonostante la distruzione della Cappella, il culto per S. Lorenzo continuò nella vicina chiesa di S. Antonio.
Qui il Santo è iconograficamente presente in un dipinto, olio su tela, datato alla fine del sec. XVII, di scuola pugliese, che in passato era collocato sull’altare maggiore.[3]
Vi è, inoltre, una statua in cartapesta, attribuibile ad artista locale e risalente alla prima metà del sec. XVIII.
Su quest’ultima porremo la nostra attenzione.
La statua è allocata nella antica Cappella della Natività di Maria Vergine (posta a destra entrando nell’attuale chiesa) nella seconda nicchia a sinistra sopra uno degli altari in legno di noce costruiti dai frati stessi a lavori d’intarsio.[4]
«Il pregevole soggetto manduriano si presenta con il Santo che impugna nella mano sinistra una graticola, mentre, con un elegante gesto della mano destra, in posizione semiaperta, reca al petto la palma del martirio (precedentemente aveva un attizzatoio in legno): ciò in riferimento alla celebre frase pronunciata al prefetto mentre le sue carni bruciavano: Ecce, miser, assasti tibi partem unam, regira aliam et manduca = “Ecco hai arrostito per te una parte, rivolta l’altra e mangia”.[5]
Il giovane martire indossa una tunica bianca, arricchita da preziosi orli merlettati ai polsi e nel bordo inferiore, e sopra una dalmatica di colore rosso scuro con decori floreali, dorata ai bordi e all’attaccatura delle maniche. Il panneggio, appena accennato, conferisce all’insieme un’apprezzabile idea di movimento. Lo sguardo è estatico e rivolto verso sinistra.
Parte II
Negli anni postunitari, quando la Storia travolse con le sue piene rovinose l’Arte, la statua di cui scriviamo fu al centro di una singolare vicenda, ricostruita nei dettagli dallo studioso Nicola Morrone, che in un articolo dal titolo Manduria. Il San Lorenzo conteso, ha esaminato alcuni documenti conservati nell’Archivio Centrale dello Stato di Roma.
Accadde che, ancora prima delle soppressioni postunitarie del 1866, vi fu la dispersione dei frati presenti nel convento dei Cappuccini con il conseguente abbandono del convento; qui, proprio nel 1866, vi dimorarono per poco tempo i PP. Passionisti, da poco giunti a Manduria.
Dopo di loro la struttura conventuale cadde nuovamente nel più completo abbandono; la ritroviamo utilizzata nel 1886 come lazzaretto durante l’epidemia di colera che colpì Manduria.
Negli anni successivi, «una commissione di artigiani si ottenne per parecchi anni che nella chiesa si venerasse ancora S. Lorenzo, benché senza statua, con solenne funzione e bella festicciola nella quale non si ometteva il tradizionale divertimento del razzo sulla corda».[1]
Perché senza statua?
Negli anni delle soppressioni ecclesiastiche e purtroppo anche della dispersione del patrimonio artistico custodito nelle chiese, la Congregazione del Carmine aveva fatto richiesta di ottenere la statua di S. Lorenzo Protomartire, per celebrarne il culto.
Il simulacro venne trasportato solennemente nella chiesa del Carmine, sede dell’omonima congregazione e fu stabilito come giorno dei festeggiamenti il 10 agosto, dies natalis del Santo.
Dalla lettura di una relazione sottoscritta dall’allora Direttore del Museo Provinciale di Lecce, Sigismondo Castromediano — consultata dal prof. Morrone nell’archivio romano —, risulta che nel mese di settembre del 1872 una delegazione del Museo si recò a Manduria per una valutazione artistica della statua (già trasferita nella chiesa del Carmine).
Dal punto di vista formale, la commissione classificò l’opera di stile barocco, mentre il giudizio complessivo sul manufatto fu totalmente negativo, considerando la statua «di nessun valore artistico» e stabilendo «che il prezzo dell’opera quale attualmente si trova sia di 80 a 100 lire italiane».
Sulla base di questa valutazione, l’Amministrazione per il Fondo del Culto — si legge nell’articolo citato — non trovò ostacoli ad accordare alla Congregazione del Carmine l’utilizzo della statua a fini cultuali.
Pur provvidenziale per aver salvato il manufatto da dispersione certa, la forte stroncatura espressa dalla commissione non pare agli studiosi del tutto giustificata.
Positivo è il giudizio di Salvatore Polito,[2] per il quale l’opera «denota nei tratti e nel gesto una tenuta qualitativa non eccellente, ma, ad ogni modo, piuttosto alta […] non troppo lontana dagli esiti raggiunti dal Manieri».
Per il prof. Morrone, la statua di S. Lorenzo è «un vero e proprio incunabolo della cartapesta salentina» (nata proprio nel sec. XVIII) e, inoltre, «osservando direttamente la statua (…) si nota uno sviluppo solido ed equilibrato della massa plastica, una sufficiente attenzione al dettaglio decorativo, e, non ultima una buona capacità di caratterizzazione psicologica».
Naturalmente, quando la situazione storica lo permise, la statua di S. Lorenzo ritornò nella collocazione originaria, cioè nell’antica Cappella della Natività di Maria, in Sant’Antonio, dove si trova tuttora.
Intanto, nella chiesa del Carmine, dove il culto per il Santo era presente fin dai primi del XVIII secolo (nel 1710 la famiglia Carrozzo fece costruire un altare in marmo intitolato a S. Lorenzo[3], fu collocata una nuova statua in cartapesta dello scultore Raffaele Caretta (1871-1950), datata 1905.

Statua in cartapesta di San Lorenzo martire, Raffaele Caretta
Essa ricalca, nell’iconografia, quella più antica presente nella chiesa di S. Antonio: il Santo con la mano sinistra tiene la graticola, strumento del suo supplizio, mentre con la destra, poggiata sul cuore, stringe la palma del martirio. Indossa un camice bianco, impreziosito da un largo ricamo agli orli, sia all’altezza delle maniche che nella parte inferiore, ricoperto da una dalmatica riccamente decorata con disegni in oro.
La foto che accompagna l’articolo (tratta dalla pagina fb I grandi maestri della cartapesta leccese) raffigura la statua di San Lorenzo, realizzata in cartapesta dal maestro Raffaele Caretta, e collocata nella Chiesa della Madonna del Carmine.
BIBLIOGRAFIA
BRUNETTI P., Manduria tra storia e leggenda, Barbieri-Selvaggi ed., Manduria 2007;
GUASTELLA M., Iconografia sacra a Manduria, Barbieri ed., Manduria 2002;
JACOVELLI G., Manduria nel ‘500, Congedo ed., Galatina 1974;
LACAITA L., Storia delle storie di Manduria, L.Lacaita ed., Manduria 1947;
POLITO S., La cartapesta sacra a Manduria (secc. XVIII-XX), C.R.S.E.C. TA/55, Manduria 2002;
TARENTINI L., Manduria sacra, nuova ed., a cura di E. Dimitri, Barbieri ed., Manduria 2000.
SITOGRAFIA
MORRONE Nicola, Manduria. Il San Lorenzo conteso, in https://www.fondazioneterradotranto.it/2015/11/27/manduria-il-san-lorenzo-conteso/
[1] Leonardo Tarentini, Manduria sacra, nuova edizione, a cura di E. Dimitri, Barbieri editore, Manduria 2000, p. 22.
[2] Ivi, nota n. 7.
[3] Massimo Guastella, Iconografia sacra a Manduria, Barbieri editore, Manduria 2002, p. 318.
[4] Leonardo Tarentini, op. cit., p. 59.
[5] Salvatore Polito, La cartapesta sacra a Manduria, CRSEC TA/55, Manduria 2002, p. 136.

