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Storia locale, tradizioni e curiosità su Manduria

A proposito di Raffaele Caretta

In un recente articolo relativo ad alcune mostre allestite presso il Museo Castromediano di Lecce, abbiamo scritto di Raffaele Caretta e delle sue pregevoli formelle in cartapesta della via Crucis (https://hsq01j.short.gy/wqRg5J), accennando alla sua presenza artistica nelle chiese di Manduria.

Raffaele Caretta nasce a Lecce il 18 febbraio 1871. La sua formazione nell’arte avviene dapprima con Antonio Maccagnani, del quale è allievo apprendista, e poi con Giuseppe Manzo, in qualità di capo bottega. Muore a Lecce il 17 giugno 1950.[1]

La peculiarità della sua arte è nel felice accostamento di scenografia, pittura e scultura, che conferisce alle figure, soprattutto ad alto e basso rilievo, un’espressività fuori dal comune. I lavori del Caretta sono presenti nei paesi di tutte le province pugliesi, sia nelle chiese che nelle case di privati (Lecce, Casarano, Parabita, Ostuni, Latiano, fino a Ruvo di Puglia, Noicattaro, Trinitapoli e tanti altri).

Prima di illustrare le opere realizzate da Raffaele Caretta presenti nelle chiese di Manduria e Uggiano Montefusco, ci piace riportare la descrizione dell’arte della cartapesta tratta dal seicentesco Vocabolario toscano dell’Arte del disegno di Filippo Baldinucci, citata da S. Polito, nel suo volume La cartapesta sacra a Manduria:[2]

«ogni sorte di rottami di carta, tenuti per più giorni in macero in acqua chiara; poi benissimo pesti in un mortaio, tanto che la macera carta sia ridotta quasi come un’unguento. Con quella si fanno le maschere che s’adoperano il Carnevale, e ogni sorta di figure, d’intero e non intero rilievo, di che si abbi la forma di gesso, coprendo con essa cartapesta ben tenera e molle, la superficie incavata della forma, poi comprimendola con una spugna delicata per trarne l’acqua, lasciando la cartapesta in grossezza di quattro fogli o più, secondo la proporzion della cosa da formarsi; come sia secca si soppanna essa cartapesta con rottami di panno lino, i quali con l’aiuto d’un pennello di setola s’appiccano con pasta, mettendola a seccare al sole o al fuoco; poi si cava della forma, se ne tolgono con cesoie le superfluità, si commetton le parti con pasta o colla, per formarne il tutto; poi se le dà sopra una mano di pece greca, che alla fiamma del fuoco si fa penetrar dentro alla cosa formata, per renderla soda; si pulisce, e poi come se fusse di legno o d’altra materia, s’ingessa, si dipinge, s’indora. O altro si fa, che si voglia».

Naturalmente — come sottolinea il Polito in altra parte della medesima opera —  l’arte della cartapesta, nei secoli successivi alla stesura del Vocabolario del Baldinucci, ha subito importanti cambiamenti, con l’introduzione di strumenti più moderni nella tecnica di preparazione.

Il talento del Caretta nell’arte della cartapesta è tale da guadagnarsi fama di artista internazionale. Nel 1899, egli riceve la medaglia d’argento all’Esposizione internazionale di Torino e la medaglia d’oro all’Esposizione campionaria mondiale di Roma; è presente all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1900 e, negli anni successivi, espone le sue opere in importanti manifestazioni a Firenze, Milano e Venezia. Nel 1909 ottiene il diploma di membro del Giurì all’Esposizione di Milano.

Riceve, tra l’altro, la croce di Cavaliere Pro Ecclesia et Pontifice[3] e la nomina a Commendatore dell’Ordine di San Silvestro Papa,[4] per i suoi meriti artistici nell’ambito della chiesa cattolica. Non è difficile, infatti, trovare nelle sue opere, accanto alla firma, l’appellativo ‘Comm.’ (commendatore) o ‘Cav’. (cavaliere).

Fra le opere che Raffaele Caretta ha realizzato nella nostra città, ricordiamo le statue di:

San Gregorio Magno — Datata al 1902 (come attestato dalla data riportata insieme alla firma sullo spigolo destro della base), è ubicata nella Chiesa della SS. Trinità, all’interno del Cappellone omonimo, nella prima nicchia a sinistra. Misura cm 140x65x70.

Il Santo è raffigurato in atteggiamento solenne seduto sul  trono pontificale (realizzato in legno), con i piedi poggiati su un cuscino di raso. La mano sinistra regge il trattato d’esegesi biblica sul libro di Giobbe, scritto dal pontefice, su cui vi è la dicitura “MORAL/IN/JOB/LIB. I”; la destra, alta, in gesto benedicente, reca al dito l’anello papale.

Sulla spalla destra del pontefice è posata la colomba dello Spirito Santo nell’atto di parlargli all’orecchio, secondo un’iconografia invalsa già dalla metà del  XIX secolo, che trae origine da un episodio della vita del Santo[5].

Chiesa SS. Trinità, San Gregorio Magno
Foto: gruppo facebook I Grandi Maestri della Cartapesta Leccese

L’abito è bianco, con galloni in pizzo al bordo inferiore e alle maniche. Il piviale e la stola sono di colore rosso con decorazioni floreali dorate. Sotto il piviale, chiuso da un fermaglio dorato su cui è incastonata una pietra turchese, è visibile una croce di ottone con al centro una pietra color rubino. La tiara coronata (triregno) poggiata sulla testa ha incastonate delle pietre di vario colore.[6]

L’impostazione della figura, elegante e composta, e i lineamenti armoniosi e realistici (gli occhi sono in vetro) conferiscono all’insieme un’elevata qualità plastica, accostando tradizione e originalità, secondo la convinzione espressa dal Caretta «che ogni statua doveva esprimere qualcosa della personalità artistica dell’autore».[7]

Secondo la tipologia decorativa dell’epoca, la finitura della statua può essere definita “ricchissima”, per la presenza di svariate decorazioni in oro. Le altre tipologie erano “semplice” (solo qualche modesto profilo in oro), “ricca” (con pregevoli bordi policromi), “trionfo” (con decorazioni a tinte cangianti e in oro e con arabeschi e fiori).

 La tecnica usata è quella dello “spolvero”, la stessa impiegata per gli affreschi. Il decoro viene riprodotto grazie al passaggio, attraverso dei fori eseguiti con uno spillo, della polvere di carbone dal cartone alla statua, così da ottenere una sequenza di punti colorati corrispondenti alle linee dell’originale.

S. Elena della Croce — Rientra nella categoria “trionfo”, per la ricchezza delle sue decorazioni. Realizzata dal Caretta nel 1901 (data che si legge in un’iscrizione sulla base a destra), è un’opera di pregevole fattura, pur essendo di grandi dimensioni ((misura cm. 240x100x61). È ubicata nella Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, sull’altare maggiore in una nicchia a destra.

Il gruppo scultoreo raffigura la Santa che rivolge lo sguardo al cielo cingendo con il braccio sinistro il legno verticale di una grande croce. Indossa una tunica beige e, sopra di essa, una più corta celeste riccamente decorata, stretta in vita da una fusciacca a righe con frangia dorata. Sulle spalle uno scialle rosso, anch’esso arricchito da una lunga frangia intrecciata color oro.

Chiesa S.Maria di Costantinopoli, S. Elena della Croce
Foto: gruppo fb ‘Manduria Sacra’

Nella mano sinistra stringe dei lunghi chiodi, simbolo del martirio di Cristo. Due angioletti si librano sul braccio sinistro della croce, uno di essi reca in mano la palma, simbolo del martirio. Sulla base della croce, un altro angelo regge tra le mani un  cartiglio con su scritto “in hoc signo vinces”.

Sacro Cuore di Gesù — Datata agli inizi XX secolo, si trova nella Chiesa di San Michele Arcangelo. È realizzata in cartapesta e creta dipinte. Reca in un’iscrizione il luogo in cui è stata realizzata, cioè “Premiato Stabilimento Carta plastica / Raf. Caretta / Lecce Italia”.

La statua, oggetto di restauro nell’anno 2000 da parte di Giuseppe Marzo, rappresenta il Cristo con lunghi capelli e con addosso una tunica di colore avorio, sulla quale è un mantello rosso con bordi dorati. La mano destra è in atteggiamento benedicente mentre la sinistra indica il cuore, a rilievo, posto sul petto.

Chiesa San MIchele Arcangelo, Sacro Cuore di Gesù
Foto: S. Polito, La cartapesta sacra a Manduria

S. Lorenzo di Roma —  Questo simulacro, presente nella Chiesa del Carmine, ricalca iconograficamente  quello più antico nella chiesa di S. Antonio, in possesso, per diversi anni nella seconda metà del 1800, della Confraternita del Carmine.[8] Quando l’antica statua del Santo viene riportata nella Chiesa di S. Antonio, la confraternita del Carmine ne commissiona una nuova al Caretta, collocare nell’omonima chiesa, dove il culto per il Santo era presente fin dai primi del XVIII secolo.[9]

L’opera viene ultimata nel 1905, misura cm. 130x40x35 e si trova nella III nicchia sinistra della chiesa del Carmine. Il Santo con la mano sinistra tiene la graticola, strumento del suo supplizio, mentre con la destra, poggiata sul cuore, stringe la palma del martirio. Indossa un camice bianco, impreziosito da un largo ricamo lungo il bordo inferiore e alle maniche, ricoperto da una dalmatica riccamente decorata con decorazioni dorate.

Chiesa del Carmine, S. Lorenzo
Foto: gruppo fb ‘ I Grandi Maestri della Cartapesta Leccese?

S. Biagio vescovo — Datata al 1909, quest’opera è ubicata nella Chiesa del Carmine, all’interno della III nicchia destra. Sulla base a destra reca l’iscrizione, Cav. Caretta Raff./Lecce 1909. Il Caretta realizza questa statua negli anni della maturità artistica, quando egli, pur riservato, aveva ricevuto numerosi riconoscimenti, non solo in Italia ma anche all’estero. È un’opera di pregevole fattura che vede il Santo in abiti vescovili (e con mitra e pastorale) compiere il miracolo della guarigione di un bambino che soffocava a causa di una spina di pesce in gola.[10]  

Chiesa del Carmine, San Biagio
Foto: Gruppo fb ‘Manduria Sacra’

Madonna del Carmelo — Collocata nella Chiesa dell’Assunta di Uggiano Montefusco, si trova nel presbiterio, II nicchia sinistra. È datata 1905 e rientra, per la presenza di ricercate decorazioni, nella tipologia delle statue definite “ricchissime”.

Il gruppo scultoreo raffigura la Madonna seduta su un cumulo di nuvole, contornata da angeli, in atto di donare lo scapolare che reca nella mano destra, mentre con il braccio sinistro sorregge il Figlio. Questi compie lo stesso gesto della madre, aprendo le braccia verso i devoti in un gesto di affettuosa accoglienza. Lo scapolare riporta l’immagine della statua stessa. Entrambi i soggetti sono coronati.

La Vergine veste l’abito carmelitano: una tunica marrone con bordura dorata, chiusa in vita da un cordone, e sandali dipinti di colore marrone. Il capo, con lo sguardo rivolto verso il basso, è coperto da un velo di colore bianco che scende, quasi fluttuando, sulla spalla destra, mentre su quella sinistra si intravvede un’estremità del manto che si stende sulle ginocchia, coprendole. Quest’ultimo, di colore chiaro, è impreziosito da stelle dorate, mentre i bordi presentano una greca composta da elementi fogliari. Il panneggio morbido e naturale del mantello conferisce elasticità e dinamismo all’insieme, come anche la leggera flessione in avanti del ginocchio destro della Vergine.

Chiesa dell’Assunta, Uggiano Mntefusco, Madonna del Carmelo

Lo stesso accade per la mano che regge il Bambino: essa sembra penetrare nelle pieghe dell’ampio perizoma di colore celeste bordato d’oro che lo copre in vita, accentuando la plasticità dell’opera. Dalle nubi su cui è posta la Vergine compaiono quattro putti, uno sul lato destro, a figura intera, con lo sguardo rivolto in basso e in vita un perizoma di colore rosso bordato in oro, mentre gli altri tre, dei quali si può apprezzare solamente il capo, si trovano sul lato sinistro.

BIBLIOGRAFIA

LACAITA Leonardo, La storia delle storie di Manduria, Leon Lacaita & Figli, Manduria 1947;
POLITO, Salvatore, La cartapesta sacra a Manduria, CRSEC TA/55, Manduria 2002.


[1] Tra i suoi allievi, Emilio Bruno e Giovanni Colella. Fonte: https://www.guidedocartis.it/?page_id=869.

[2] S.Polito, La cartapesta sacra a Manduria, CRSEC TA/55, Manduria 2002, pp. 25-26.

[3] La medaglia Pro Ecclesia et Pontifice è una decorazione pontificia, istituita da Leone XIII nel 1888 in occasione del suo giubileo sacerdotale, conferita a laici e chierici per un servizio prolungato ed eccezionale alla Chiesa o al Romano Pontefice.

[4] L’Ordine di San Silvestro Papa (o Ordine Silvestrino) è uno dei cinque ordini cavallereschi concessi direttamente dal Papa come capo della Chiesa cattolica e della Città del Vaticano. Destinato a laici benemeriti per il servizio alla Chiesa, l’arte o la vita professionale, è il quinto ordine per importanza e può essere conferito anche a non cattolici

[5] Si narra che il sacerdote a cui Gregorio, costretto a letto perché malato, dettava i suoi celebri ‘canti’, insospettito dalle lunghe pause nella dettatura, abbia scostato la tenda dietro la quale era il pontefice, scoprendo che le parole gli venivano dettate da una colomba.

[6] Le tre corone sovrapposte indicano il triplice potere del pontefice: Padre dei Principi e dei Re, Rettore del mondo, Vicario di Cristo in Terra.

[7] Polito, Salvatore, La cartapesta sacra a Manduria, CRSEC 2002, p. 22.

[8] Negli anni postunitari, l’antica statua del Santo fu al centro di una singolare vicenda, che abbiamo trattato nell’articolo al seguente link. Ubicata originariamente nella Chiesa di S. Antonio, essa venne trasferita per alcuni  anni nella Chiesa del Carmine, per poi ritornare nella collocazione originaria, appena la situazione storica lo permise.

[9] Nel 1710, la famiglia Carrozzo aveva fatto costruire un altare in marmo intitolato al Santo. Cfr. L. Lacaita, Storia delle storie di Manduria, p. 109.

[10] Si narra che il Santo, mentre era condotto al martirio, salvò, con la forza della preghiera, un bambino che soffocava con una spina di pesce in gola. Da qui la tradizione popolare secondo la quale S. Biagio protegge la gola.