Sì, il dott. Crepet, noto psichiatra e sociologo, nel periodo in cui ha collaborato con il periodico Amica (anni Novanta del Novecento e primi anni Duemila), ha visitato Manduria, incontrando alcuni illustri concittadini, che lo hanno supportato nel suo reportage in città!
Era il 1997.[1] Il noto professionista era accompagnato dal fotoreporter Uliano Lucas, il quale, nel periodo indicato, dirigeva la collana Memoria Fotografica per la casa editrice manduriana Barbieri.
In quel periodo, inoltre, la rivista Amica dedicava speciali spazi culturali a città poco conosciute ma ricche di storia e di fascino, unendo il fotogiornalismo d’autore alle riflessioni sociologiche di Crepet riguardanti il territorio visitato.
Nel caso di Manduria, egli non si limita alla descrizione dei luoghi, ma ne cerca un oltre: da una parte le criticità e i problemi che sono sotto gli occhi di tutti, dall’altra le potenzialità storiche, culturali e anche umane che la sua sensibilità di sociologo intravede nella società manduriana.
Già il titolo dell’articolo, L’incanto dolente di una piccola magia contiene in sé una sorta di malinconica e fragile bellezza che caratterizza la realtà della nostra cittadina.
«Manduria, estremo Sud d’Italia, estrema magia mediterranea»: la magia però la si deve cercare bene in questa «terra di immensa suggestione ferita a morte», perché la Manduria che viene fuori dall’analisi di Crepet è una città complicata, contraddittoria, ma dal cuore ancora grande e ben ossigenato.
Il viaggio comincia dalla periferia. Allo sguardo dell’illustre visitatore fa male l’abusivismo edilizio della costa che ha compromesso per sempre l’integrità delle dune; lo stato del sito archeologico e della necropoli «disperatamente incustodita»; la precarietà dell’antica Fiera Pessima che «non ha un luogo ben determinato, appare come appoggiata in un appezzamento di terreno arido».
Ma basta una diversa prospettiva. Ed è subito meraviglia!
Siamo ancora fuori città, in una masseria «costruita in grandi blocchi di pietra e cintata da merli e comignoli»: si tratta della masseria ‘Li reni’ del compianto artista e socio Archeoclub Francesco Selvaggi, luogo della bellezza dove Francesco «costruisce coloratissime vetrate».
Lo stesso accade al suo ingresso in città: «Manduria è un’incredibile officina di idee e di sorprese».
Qui incontra vari interlocutori, e ognuno di essi Crepet ‘caratterizza’.
Dapprima l’editore Barbieri, che «stampa riviste e libri davvero curiosi che raccolgono alcune straordinarie collezioni come quella di santini»; poi, Carmelo Quaranta e la sua famiglia, che lo ospitano negli studi televisivi dove «è nata una delle prime televisioni private italiane, Radio Tele Manduria».
La visita al centro storico avviene in compagnia di «un signore magro e gentile che lavora in uno dei negozi più antichi: la sua farmacia è infatti accolta in una grande nicchia di pietra che disegna strane guglie gotiche risalenti alla fine del ‘400»: si tratta del dott. Massimo Luparelli, anch’egli socio Archeoclub, che guida l’ospite nelle antiche stradine del centro dal selciato di pietra: «le pareti delle case sono a calce qua e là interrotte da davanzali di pietra e da portoni contornati da stipiti floreali seicenteschi».
Ed eccolo, l’ospite, ormai a sera, sulla piazza principale, dove «le lampade di ghisa illuminano gruppi di uomini che parlano tra loro»: contadini, muratori, altri lavoratori che lì si incontrano a fine giornata.
In un palazzo affacciantesi sulla piazza viene accolto da «un omone gigantesco, [che] ama le automobili d’epoca, la vela e la pesca di corallo»: si tratta di Fulvio Filo Schiavoni, e il palazzo è quello del suo bisnonno, che «nel salotto buono, rimasto intatto come allora con la carta da parati azzurro intenso e le poltrone stile impero, cospirava contro i borboni e si illudeva degli ideali mazziniani sul Rinascimento del Meridione».
Ma c’è ancora un manduriano da incontrare, Francesco di Lauro, storico ambientalista, con cui Crepet «parla dei problemi di Manduria, di ciò che fa un gruppo di giovani ecologisti per salvare le sue bellezze, del parco archeologico prossimo venturo».
L’articolo si chiude con una nota soffusa sul Primitivo: «Chissà, forse è anche per merito degli effetti di questo vino rosso, denso e forte, se alla fine di questa giornata la notte è meno malinconica».
[1] L’articolo scritto dal dott. Crepet è pubblicato sul numero 24 del periodico Amica, seconda metà di Giugno 1997.

