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Storia locale, tradizioni e curiosità su Manduria

Stemma dei Gesuiti in via F. Donno, 10 - Manduria

Lo stemma della Compagnia di Gesù in via F. Donno

Percorrere alcune vie di Manduria è come leggere un capitolo di storia cittadina, affascinante e talvolta poco conosciuta.

È quanto accade in via Ferdinando Donno (già via Insalicata) al civico 10, dove è visibile e perfettamente conservato lo stemma della Compagnia di Gesù’, a indicare che in quel posto aveva sede, nel Seicento, un Ospizio per i predicatori gesuiti, i quali, come scrive il Tarentini  «avevano dimora stazionaria», oltre che in questo, anche in altri luoghi della città.[1]

Manduria, Via F. Donno, 10 – Stemma dei Gesuiti e targa esplicativa

Allo stemma, il Tarentini[2] affianca i motti Temporibus pateo – Nomen dulce, di cui attualmente non vi è traccia.

Questo simbolo, quando presente su abitazioni private di Manduria, indicava la disponibilità della famiglia a ospitare i predicatori di passaggio: così sulla fascia sottostante la corona di una finestra del palazzo appartenuto alla famiglia Sala, in via Cardinal Ferrara.

Manduria, via Cardinal Ferrara, finestra di Palazzo Sala

Fra i predicatori gesuiti ‘ospitati’ nella Casalnuovo del Seicento, il Tarentini ne cita tre.[3]

Padre Mastrillo (Marcello Francesco Mastrilli, (Napoli 1603 – 17 ottobre 1637)  «uomo di santa vita e ripieno di ardente zelo» che portò alla conversione numerosi ‘infedeli’. Fondò nella Casalnuovo del XVII secolo la Congregazione di Loreto e, verosimilmente, quella di San Giuseppe e dell’Immacolata.

Soggiornò in Casalnuovo anche Francesco De Geronimo (Grottaglie, 17 dicembre 1642 – Napoli, 11 maggio 1716) a  cui si fa risalire la tradizione della Via Crucis: «Egli medesimo la eresse in luogo pubblico e propriamente nel giardino che si congiungeva poscia all’ospizio dei PP. Gesuiti in Via Lecce».

Infine, Padre Raffaele Manca (Arnesano, 1693 – Torricella, 1741), fra i fondatori della Congrega della SS. Croce, nonché «fervente propagatore» della devozione all’Arcangelo S. Raffaele. 

Per quanto riguarda lo stemma di cui si scrive, si tratta dell’emblema di San Bernardino da Siena (8 settembre 1380 – 20 maggio 1444, francescano, teologo e predicatore, appartenente all’Ordine dei frati minori).

È un trigramma del nome di Gesù che il Santo ideò e diffuse collocandolo in ogni luogo in cui egli e i suoi discepoli predicavano e soggiornavano. Di grande impatto visivo e ricco di varie simbologie, il trigramma fu molto apprezzato dai Padri Gesuiti che in seguito lo assunsero a emblema del proprio Ordine.

Esso si presenta con un sole raggiante in campo azzurro (chiara allusione a Cristo, fonte di vita, mentre il colore dello sfondo rappresenta la fede) contenente all’interno le lettere IHS, cioè le prime tre lettere (secondo una variante, le prime due e l’ultima) del nome di Gesù in greco (ΙΗΣΟΥΣ , Iesûs).

Emblema di san Bernardino da Siena

Interpretazioni differenti propongono l’abbreviazione di Iesus Hominum Salvator (Gesù Salvatore degli Uomini) oppure le iniziali di In Hoc Signo (vinces).

In realtà, già nel III secolo e in tutto l’Alto Medioevo le lettere IHS (anche nelle varianti JHS, con traslitterazione della “i” greca in “j” latina e IHC con la lettera greca “Σ”di forma lunata molto simile a una “C” dell’alfabeto latino) costituivano uno dei Cristogrammi (combinazioni di lettere dell’alfabeto greco o latino a formare una abbreviazione del nome di Gesù) maggiormente usati nell’arte figurativa cattolica.

Nei secoli successivi, l’abbreviazione IHS si trasformò in un vero e proprio monogramma (cioè un simbolo grafico unitario).

L’evoluzione si ebbe a partire dal  XII secolo grazie all’uso che ne fece S. Bernardo di Chiaravalle e, soprattutto, S. Bernardino da Siena, il quale mise in atto una vera e propria campagna di sensibilizzazione verso il Santo Nome di Gesù, invitando i cristiani e mettere un IHS sulla porta delle loro case.

Nel 1427 papa Martino V, per evitare ambiguità interpretative paganeggianti relative alla presenza dell’elemento naturale ‘sole’, ordinò di aggiungere la croce, apponendo un tratto verticale sull’asta mediana della lettera ‘H’ maiuscola, o se minuscola, un tratto orizzontale sull’asta superiore, per raffigurare una croce.

L’evoluzione fu completata nel 1541, quando Sant’Ignazio di Loyola adottò il monogramma a simbolo dell’Ordine che aveva appena fondato, la Compagnia di Gesù, arricchendolo di un’ulteriore valenza  cristiana legata alla Croce, cioè la raffigurazione di tre chiodi alla base del trigramma (fig. 3).

Monogramma simbolo dell’Ordine della Compagnia di Gesù

Il manufatto che si trova in via Ferdinando Donno a Manduria è scolpito nella pietra, in lettere maiuscole  inscritte in un cerchio a raffigurare il sole raggiante.  Nella parte inferiore, al di fuori della raggiera, un putto alato riprende, all’altezza del mento, il motivo dei raggi, in una sequenza semicircolare.

Stemma dei Gesuiti in via F. Donno, 10 - Manduria
Manduria, via F. Donno, 10 – Stemma dei Gesuiti

Il suggestivo simbolo religioso, non presentando né la croce né i chiodi, risulta maggiormente fedele alla prima tradizione cristiana di influsso bernardiniano.


BIBLIOGRAFIA
BRUNETTI P., “Manduria-Casalnuovo  Le strade, le piazze”, Italgrafica 2004;
TARENTINI L.,  “Cenni storici di Manduria”, Atesa  1996;
TARENTINI L. Tarentini, “Manduria Sacra”, Barbieri 2000.

SITOGRAFIA 

https://www.nuovomonitorenapoletano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1559:monogrammi-di-s-bernardino-ad-agnone-molise&catid=38&Itemid=28https://it.aleteia.org/2017/05/16/significato-monogramma-ihs-simbolo-gesuiti/


[1] L. Tarentini, Cenni storici di Manduria, Atesa  1996, p. 157.
[2] L Tarentini, Manduria Sacra, nuova ed., Barbieri 2000, p. 248.
[3] Ivi