Un pubblico attento e partecipe ha seguito ieri nella Biblioteca dell’Istituto “Luigi Einaudi” le relazioni particolarmente stimolanti del dott. Valentino Desantis e della dott.ssa Paola Tagliente, archeologi entrambi, ospiti dell’evento organizzato dalla sede di Manduria di Archeoclub in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia 2026.
Il tema proposto quest’anno dall’INRAP, ente organizzatore, “Archeologia in corso”, ha posto al centro dell’attenzione il processo della ricerca, quindi non la scoperta o il reperto, ma il lavoro meno visibile, quello che c’è dietro l’ufficialità ed anche gli spazi del sapere.
Noi di Archeoclub Manduria ci siamo inseriti facilmente in questo tema, poiché è in corso il progetto Smart-in “La forma dell’Acqua” entro il Parco delle Mura Messapiche di Manduria.
In particolare, il dott. Desantis si è soffermato sulle indagini che sta conducendo nel distretto di San Pietro Mandurino, evidenziando l’importanza di questo sito, caro ai Manduriani, che in età medievale non era isolato, ma costituiva il luogo di culto di una comunità che si articolava intorno ed è tutta da studiare.
Quindi un sito da considerare non solo per i suoi affreschi e per l’evoluzione che ha avuto nel tempo fino ad arrivare ad essere una chiesa, ma proprio per la sua struttura, poiché le “pietre” adeguatamente indagate possono raccontare la storia di un luogo. In tal senso l’archeologia non deve rimanere privilegio di pochi, nicchia solo di studio, ma deve aprirsi alla cittadinanza per sviluppare la consapevolezza del proprio patrimonio ed il senso di appartenenza al territorio.
La dott.ssa Tagliente ha relazionato sulla chiesa di Santa Maria del Mito di Tricase e quella di Sant’Ippazio a Tiggiano. Due siti particolarmente interessanti, che in età medievale hanno ospitato comunità monastiche.
In particolare la prima, dopo anni di totale abbandono ed in condizioni estremamente precarie, grazie all’intervento di un privato, è stata scavata, studiata e recuperata, la seconda a seguito di uno scavo archeologico all’interno, ha rivelato una serie di sepolture, anche più volte riutilizzate che, se fosse stato possibile studiare, avrebbero rivelato aspetti interessanti di quella comunità dei secoli passati, soprattutto perché il luogo è caratterizzato da continuità abitativa .
La serata si è conclusa con l’intervento della socia Cecilia De Bartholomaeis che, partendo dai principi e gli obiettivi fondamentali della Convenzione di Faro, ha presentato il progetto didattico dal titolo fortemente evocativo, “Un popolo di formiche” , che Archeoclub Manduria realizzerà in collaborazione con l’I.I.S.S. “L.Einaudi” ed è inserito in quello più ampio Smart-in “La forma dell’Acqua”.
Un progetto che si articolerà in più moduli e vedrà la partecipazione attiva dei ragazzi, anche con ore di laboratorio, per la realizzazione di muretti a secco. I ragazzi avranno così la possibilità di confrontarsi con un’attività che fa parte del patrimonio culturale del territorio, ma anche di realizzare loro lavori che raccontino la propria esperienza.
Anna Maria D’andria

