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Gruppo Lettura Archeoclub

Claudia Pineiro, “Le vedove del giovedì” – Gruppo Lettura Archeoclub

NOTE A MARGINE — Claudia Pineiro, Le vedove del giovedì, Feltrinelli 2018 è il libro letto e discusso dal terzo gruppo di lettura Archeoclub.

Cosa succede quando in una società artificiosamente costituita in un microcosmo, basata sul lusso e sulla gerarchia sociale, i residenti, rigidamente selezionati e inquadrati, ne percepiscono la decadenza e il collasso?  

Fin dove può spingersi l’insano senso di dignità di chi non accetta di regredire nella scala sociale e vuole salvare la propria famiglia dalla caduta in un modo follemente “eroico”? È questa la drammatica domanda sottesa a Le vedove del giovedì.  

Già nel primo capitolo, dove sono presenti alcuni temi fondanti della narrazione, cominciano a delinearsi i contorni di un giallo che verrà risolto (o forse no!!!) nell’ultimo, mentre nel mezzo vi è la descrizione cristallina e mai indulgente di una comunità incapace di accettare la fine di se stessa.

Il contesto è quello dell’Argentina dei primi anni 2000, quando una profonda crisi economica attanaglia il paese. La narrazione ha inizio negli anni ’90 e termina qualche settimana dopo l’abbattimento delle Torri gemelle,  in un clima particolarmente carico di incertezza e senso di precarietà per il futuro.

Gli eventi si svolgono in un quartiere residenziale esclusivo, riservato a famiglie benestanti, posto ad una cinquantina di chilometri da Buenos Aires.

Altos de Cascada è un contesto abitativo dove non tutto è consentito e tutto deve essere approvato, perfino il luogo dove stendere la biancheria. Vi trovano posto grandi ville con piscine che odorano di cloro, campo da tennis, campo da golf, prati curatissimi che odorano di erba tagliata e giardini che in primavera fioriscono di gelsomino stellato.

Peccato che tutto sia come cristallizzato e che abitare a La Cascada origini una sorta di oblio della vita trascorsa in altri luoghi.

La voce narrante è affidata spesso alla prima, talvolta a una onnisciente terza persona, in qualche caso a un indefinito “noi”.

L’io che racconta è quello di Virginia, moglie di Ronie, unica donna del quartiere a lavorare. E’ lei a descrivere Altos de Cascada.

Grazie alla sua voce e al suo inseparabile taccuino rosso, emergono fin da subito nel romanzo le contraddizioni più forti di questa società, narrati con una scrittura agile e immediata: la crisi economica, appunto; la percezione della perdita dello “status quo” raggiunto; l’incomunicabilità nelle relazioni “vuote” delle famiglie descritte; l’imprevedibilità degli eventi, che scardina ogni certezza e rompe l’ordine stabilito; la paura di “non essere abbastanza conforme” a quanto richiesto dal club; un atteggiamento generalizzato di ipocrisia; verità inconfessabili, accennate qua e là nella narrazione, quali la violenza domestica, l’alcolismo, la discriminazione razziale e tanto altro.

E poi ci sono i giovani, Juani, il figlio di Virginia e Ronie, e Ramona (‘ridimensionata’ in Romina per esigenze sociali), la figlia scura perché adottata di Mariana ed Ernesto.

I due giovani si sentono estranei a La Cascada, sognano di andare via da quel posto, ma nel frattempo, di notte, appollaiandosi sugli alberi, spiano nelle case muniti di torce e videocamera.

Ormai non si meravigliano più di quello che vedono; ad un certo punto il loro gioco finisce, e sullo spettacolo dell’ipocrisia cala il sipario della normalità. Fino a quel giovedì. 

Il titolo del libro dovrebbe essere una battuta spiritosa riferita al fatto che alcune mogli il giovedì sera vengono lasciate sole dai propri mariti che si riuniscono per giocare a carte: vedove simboliche fino a quando l’incredibile, o una verità a cui non si riesce a credere, irrompe prepotente nella storia e le trasforma in vedove vere, un soprannome «profetico» lo definisce Virginia.

Accade infatti che i corpi di tre mariti (Tano, Gustavo e Martìn) vengono trovati folgorati nella piscina della villa di Tano e Teresa. E’ un incidente o altri scenari, più inquietanti, sono possibili?

Gli elementi ci sono tutti. Nella scena finale, Virginia, «vedova senza esserlo», ha deciso da che parte stare!

È in macchina verso l’uscita di Altos de Cascada, insieme al marito, al figlio e a Ramona.

Ronie è turbato mentre la tessera nel lettore apre la sbarra: un rito di passaggio verso una realtà altra definitiva.