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Storia locale, tradizioni e curiosità su Manduria

Bianca Tragni, “San Pietro in Bevagna tra religiosità popolare e folklore”

Il saggio di Bianca Tragni è parte del volume S. Pietro in Bevagna nella storia e nella tradizione, CRSEC TA/55 Manduria 1993, in cui sono presenti altri due contributi, San Pietro in Bevagna: un monastero benedettino di Giovanni Lunardi o.s.b. e Saggio bibliografico su San Pietro in Bevagna di Elio Dimitri.

Il Santuario di San Pietro in Bevagna è «un concentrato di religiosità popolare, un’emergenza folklorica» — scrive l’Autrice — per la ricchezza e la stratificazione antropologica che nel corso di un tempo millenario ha dato luogo a differenti chiavi di lettura del culto in esso racchiuso.

Il culto è quello di San Pietro ovviamente, il mito di cui tale culto si nutre è lo sbarco leggendario dell’Apostolo, intorno al 44 d. C., sulle spiagge di Felline, in Bevagna.

Se il punto da cui partire è questo, il percorso da compiere per giungere ai nostri giorni si snoda in un tempo sospeso nel quale gli elementi devozionali si intrecciano, in maniera inestricabile, con quelli folkloristici.

In questa dimensione rafforzata, gli oggetti del culto sono tre: l’erezione di una piccola cappella per conservare il cippo consacrato dal Santo con la celebrazione della prima Messa; il piccolo fonte battesimale, anch’esso in pietra, usato dal Santo per i primi battesimi; il ritratto del Santo, attribuito a San Luca, raffigurante l’Apostolo calvo, con uno sguardo severo, con la chiave nella mano sinistra e il Vangelo nella destra.

Espressioni concrete del culto di S. Pietro sono le Perdonanze, i Pellegrinaggi e la Processione penitenziale per impetrare la pioggia.

Le Perdonanze sono la rievocazione delle penitenze fatte da S. Pietro sul fiume Bevagna e consistono in visite speciali al Santuario, durante i primi tre giorni di aprile in cui si lucrano le indulgenze plenarie.

I Pellegrinaggi liberi avvengono in un qualsiasi giorno dell’anno, secondo la necessità dei fedeli.

La Processione penitenziale per chiedere la pioggia rimanda ai periodi di forte siccità, quando i fedeli in preghiera prendono solennemente in carico il quadro miracoloso di S. Pietro, portando sulle spalle un ceppo, un tronco, un ramo di un albero.

Nonostante la presenza, durante il percorso processionale, di altarini costruiti con tronchi, rami, frasche e decorati con fiori e quant’altro non è dato ipotizzare che tale processione si sia innestata su preesistenti culti arborei pagani, mancando riferimenti stagionali e qualsiasi altro elemento per supportare tale ipotesi.

 Agli occhi dei presenti, rimane in ogni caso il suggestivo spettacolo della «selva che cammina», una sorta di invocazione visiva alla pioggia per rendere verdi i campi assetati.

Il saggio di Bianca Tragni è corredato altresì da suggestive fotografie e in un capitolo riporta un «corpus» di canti, preghiere e litanie recitate dai fedeli partecipanti alla processione.

Le foto a corredo dell’articolo, eccetto quella a colori, sono tratte dal volume esaminato.