NOTE A MARGINE — Silvia Ronchey, Ipazia. La vera storia, Rizzoli 2011
Con “Ipazia” di Silvia Ronchey abbiamo iniziato un percorso di conoscenza di “donne” che non hanno accettato di vivere la società del loro tempo.
La Ronchey non ricostruisce una biografia, ma analizza miti, ideologia e narrazioni che nei secoli hanno trasformato la filosofia in simbolo di liberta, di pensiero e scienza, contro il fanatismo religioso ed il femminismo ‘ante litteram’.
Ma chi è “Ipazia” e qual è la sua colpa? È una giovane donna che ha una scuola neoplatonica dove si discute di filosofia, matematica e astronomia.
I suoi allievi sono numerosi e la ammirano.
Si serve forse di arti magiche?
Il vescovo Cirillo non tollera che ciò avvenga sotto i suoi occhi. È il cristianesimo che si deve imporre in Alessandria, dove convivono anche copti ed ebrei e non può essere oscurato da una donna pagana.
Per giungere a tali conclusioni la Ronchey esamina un gran numero di autori contemporanei di “Ipazia” (Socrate Scolastico), ma anche illuministi quali Voltaire, Diderot sino a giungere a Benedetto XVI, che nel 2007 elogiò Cirillo per il grande contributo dato alla chiesa attraverso i suoi scritti, omettendo la sua grave colpa.
Nel complesso la lettura risulta impegnativa, ma abbastanza scorrevole.


