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Storia locale, tradizioni e curiosità su Manduria

Ritratto di Paul Bourget

Paul Bourget a Manduria

Nella toponomastica cittadina troviamo una strada intitolata a Paul Bourget, grande poeta e romanziere francese.[1]

Perché Manduria gli ha dedicato una via?

Scopriamo di più su questo illustre personaggio.

Il nome di Manduria è legato a doppia mandata a quello di Paul Bourget (Amiens, 1852-Parigi, 1935).

Egli  appartiene a quella schiera di artisti e letterati, soprattutto stranieri, che, fra XVIII e XIX secolo e oltre, si resero protagonisti di quel fenomeno conosciuto come Grand Tour, viaggio di istruzione e formazione di aristocratici europei (francesi, inglesi e tedeschi) in Italia, soprattutto nel Meridione, alla ricerca di testimonianze delle antichità classiche, storia, arte e cultura.

Travel bloggers ante social, essi riportano le loro impressioni di viaggio su diari, lettere fino a veri e propri libri di viaggio, che divulgano in patria al loro ritorno. 

Paul Bourget visita il Salento nel novembre 1890 e il nome di Manduria risuona forte e glorioso nell’opera Sensations d’Italie, che egli pubblica l’anno successivo. Per il suo tour, egli dispone di una guida d’eccezione: lo scrittore manduriano Giuseppe Gigli.

Paul Bourget, Sensation d'Italie, Frontespizio
Paul Bourget, Sensation d’Italie, Frontespizio

Un incontro fortuito il loro, avvenuto in un albergo di Lecce, trasformatosi presto in una solida amicizia, che traspare sia dalle pagine che Bourget dedica a Manduria nella sua opera, sia dall’articolo pubblicato da Gigli sul «Corriere Meridionale» del 1° gennaio 1898, dal titolo Paul Borget in Terra d’Otranto.

Bourget arriva a Manduria dopo aver visitato, insieme al Gigli, Lecce, Otranto, Brindisi e Oria.

Della «vecchissima e venerabilissima città» — come egli chiama Manduria — l’illustre turista visita le mura megalitiche, scrivendo che «la lunga cerchia di quelle pietre grigie, sovrapposte fino ad un’altezza di tre o quattro metri nella vasta pianura rotta com’è qua e là da brecce ruinose, colpisce fortemente l’immaginazione. Quanto son lontani nel passato i barbari costruttori, pur già abilissimi che squadrarono e rotolarono questi macigni! […]».

Continua il Bourget: «È doloroso che queste mura restino così esposte a tutti i capricci dei paesani che le sventrano e se ne servono secondo i loro bisogni. Basterebbe iscriverle fra i monumenti nazionali […]».

La visita prosegue al Fonte di Plinio, dove il Gigli — come egli stesso scrive nel suo articolo — gli fa gustare «la limpida acqua che scorre tranquilla da tanti secoli con eguale mormorio e che un tempo dissetò i combattenti la Magna Grecia e i cavalli dello spartano Archidamo e del romano Fabio Massimo».

Oltre alla Storia, altri aspetti catturano l’attenzione del Bourget.

La sua guida è l’autore di Superstizioni, pregiudizi e tradizioni in Terra d’Otranto. Chi meglio di lui può raccontargli le tradizioni, le leggende e le credenze della nostra terra?

È così che il romanziere francese viene a conoscenza di credenze bizzarre e “graziose”, come quelle relative al Lauro, alle Faunesse, alle Sirene; oppure di curiose pratiche per attirare a sé la fortuna (lucertola con due code) o per scongiurare il temporale (invocazione della protezione di San Giovanni, con un noto canto dialettale, mentre un bambino/a getta in strada a destra a sinistra e davanti a sé, tre pezzi di pane).  

Ve ne sono altre, infine, che il Bourget associa a immagini «terribili»: quelle che evocano l’idea ancestrale di un sacrificio espiatorio, come quello necessario per impossessarsi della leggendaria chioccia e dei pulcini d’oro, nascosti in un pozzo nei pressi del Fonte di Plinio; oppure l’altro, sempre cruento, per impossessarsi di un tesoro custodito da un demone nella masseria di San Domenico.

Un altro momento importante della permanenza a Manduria dell’illustre scrittore francese è l’incontro, organizzato dal Gigli, con il senatore Nicola Schiavoni.

Scrive Giuseppe Gigli nel suo articolo a proposito della visita di Paul Bourget: «Il viaggio fu di breve durata, è vero, ma alla mente viva e poetica del Bourget nulla sfuggì di quanto riguarda le memorie, la cultura, le bellezze e la civiltà della nostra contrada. Ciò che ha scritto di noi salentini, delle nostre cose nelle Sensations d’Italie sta là a dimostrare che egli è stato il migliore amico nostro e del nostro paese».

«Paul Bourget può dirsi il più grande amico di Terra d’Otranto» — conclude Gigli — ringraziandolo per quanto ha scritto, «vedendo con occhi di artista e di scrutatore, giudicando con mente di pensatore e di erudito, sentendo con animo di poeta e di amico (…) ».

Con l’animo rivolto a quanto scritto dal Gigli, ci piace aggiungere idealmente sulla targa stradale, sotto il nome “Paul Bourget”, la scritta “amico di Terra d’Otranto e di Manduria”.

Elio-Dimitri- 
Manduria-e-il-suo-territorio-nelle-pagine-dei-viaggiatori-del-passato
E. Dimitri, Manduria-e-il-suo-territorio-nelle-pagine-dei-viaggiatori-del-passato

BIBLIOGRAFIA
DIMITRI, Elio, Manduria e il suo territorio nelle pagine dei viaggiatori del passato, Barbieri, 2008, pp. 93-99.


[1] È una strada che incrocia la via per Oria, dal lato destro.