«Un rozzo sacello posto sul ciglio della strada che racchiude un dipinto con San Pietro, S. Gregorio e l’Immacolata»: così Michele Greco descrive l’edicola votiva che i manduriani conoscono come la “Culonna di San Pietru”.
Lo fa nell’articolo Santu Pietru di li macchi, nella rubrica Folclore mandurino e note di Storia, Letteratura e Curiosità paesane sul giornale «La Torretta» del 2 maggio 1926, raccontando dello svolgimento della processione arborea, e indicandola come uno dei luoghi nei quali erano previsti la sosta dei partecipanti, la predica religiosa e la distribuzione del pane benedetto ai fedeli.
L’articolo di Michele Greco è riportato in un opuscolo del 1967 curato da Pasquale Spina,[1] il quale descrive dettagliatamente il manufatto: «È a circa un Km e mezzo dalla chiesetta della Pietà, in un vigneto di proprietà di Gerolamo Dinoi (Cilormu Ficoni). È in conci di tufo e malta di calce, con base di m. 1,85 x 0.85 e alta m. 2.85. Nel mezzo si apre una nicchia larga cm. 77, profonda cm. 58 e alta m. 1. Sulla nicchia vi è l’iscrizione su lapide (cm. 57 x 27): FERMA IL PASSO O VIAGGIATORE / INCHINATI A MARIA / E PENSA CHE SI MUORE / A.D. 1890. Del dipinto nessuna traccia».[2]
In tempi a noi più vicini, è Bruno Perretti a occuparsi della Culonna, censendola nel suo volume Testimonianze cristiane nel territorio rurale di Manduria[3]. Qui viene descritta “calcinata in rosso” e con una nicchia sopra la quale è posta una targa con la scritta: “SPERA E PREGA / S. Pietro / Fèrmiti”.
Con parole diverse, ritorna il riferimento alla sosta prevista durante la processione penitenziale. Rosario Giuseppe Coco ci informa che la Culonna (fatta costruire da Gregorio Dinoi, soprannominato Ficoni) rappresenta la seconda e ultima stazione della processione.[4] Qui viene esploso un forte botto, lu cognu, per segnalare ai fedeli rimasti in paese e accorsi in piazza della Pietà l’arrivo del quadro con l’effige del Santo.
Pur conservando lo stesso stile architettonico del passato, nel 2010 l’edicola è stata totalmente ricostruita, poiché abbattuta dall’impatto seguito a un incidente stradale.
È singolare che la costruzione termini (laddove ci si aspetterebbe un timpano triangolare) con una cupola poggiante sui capitelli delle due lesene poste ai lati, le quali proseguono la scorniciatura anche sui muri laterali.
Attualmente, la struttura appare rialzata rispetto al piano di calpestio stradale. Nella parte superiore, una targa nella quale è stata ripristinato il messaggio del 1890: «Ferma il passo o viaggiatore / inchinati a Maria e prega / e pensa che si muore».
Nella parte sottostante, si legge scolpito nel tufo: «Ricostruita con le libere offerte / dei fedeli in occasione della / processione di San Pietro da Bevagna / a Manduria il 13 Marzo 2010».
L’intera costruzione è stata realizzata dal maestro Felice Sgura. L’elaborazione grafica è del geom. Emilio Distratis, al quale si deve la proposta e il ripristino della scritta originaria. Ringraziamo, inoltre, il sig. Distratis per aver fornito, in altra occasione, alcune precisazioni in merito all’argomento trattato.
La Culonna ti San Pietru è posta sulla S.P. 137 per san Pietro in Bevagna (coordinate GPS Google Maps 40°22’39.6″N 17°38’25.3″E).
[1] Michele Greco, San Pietro in Bevagna, introduzione e note di Pasquale Spina, Arte Tipografica Artigiana, Manduria 1967, p. 18.
[2] Ivi, nota n. 22.
[3] Bruno Perretti, Testimonianze cristiane nel territorio rurale di Manduria, Barbieri, Manduria 2000, pp. 72-75.
[4] Rosario Giuseppe Coco, Manduria tra Taranto e Capo d’Otranto. Etimo mito e storia del territorio, G. Selvaggi, Manduria 2009, p. 429.
BIBLIOGRAFIA
COCO, Rosario Giuseppe, Manduria tra Taranto e Capo d’Otranto. Etimo mito e storia del territorio, G. Selvaggi, Manduria 2009;
GRECO Greco, San Pietro in Bevagna, introduzione e note di SPINA Pasquale, Arte Tipografica Artigiana, Manduria 1967, p. 18;
PERRETTI Bruno, Testimonianze cristiane nel territorio rurale di Manduria, Barbieri, Manduria 2000.

