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Storia locale, tradizioni e curiosità su Manduria

San Pietro in Bevagna

La singolare storia del quadro raffigurante San Pietro nel santuario di Bevagna

«Quel quadro di legno di noce, intorno all’origine del quale tanto si dice e nulla si sa di preciso, conta molti secoli e spesso i secoli la vincono anche sulle tradizioni». Così scrive il Tarentini a proposito del ritratto di Pietro[1]  conservato nel santuario di Bevagna che, tradizione vuole, essere stato dipinto da S. Luca Evangelista.[2]

Certamente quando nel «deserto» di Bevagna risiedevano i monaci italo-greci (basiliani) esisteva un’icona bizantina di S. Pietro, verosimilmente rispondente ai canoni di quell’arte (posizione frontale, atteggiamento ieratico), ma con la successiva presenza del clero benedettino l’iconografia del Santo che si diffuse, non solo nel nostro, ma anche nei territori vicini, mutò significativamente.

Nel nuovo schema figurativo, fissato non prima del sec. XVI,[3] San Pietro è rappresentato a mezzo busto, munito degli elementi iconografici che gli sono propri, ma con un abbigliamento insolito, non la tunica azzurra e il mantello giallo, ma vesti dalla tonalità più scura.

Antica foto di fine ‘800 tratta dal quadro originale, riportata in Giovanni LUNARDI o.s.b. – Bianca TRAGNI, San Pietro in Bevagna nella storia e nella tradizione

Nella sua Manduria sacra il Tarentini riporta che nel 1854 fu effettuato una sorta di restauro al dipinto petrino affidato al pittore Semerano[4], il quale, nel «richiamare alcune linee già sbiadite”, effettuò altresì un’operazione di pulizia del quadro, ponendo fine alla credenza popolare secondo la quale l’effigie del Santo non si rendeva visibile a tutti i fedeli, credenza che suffragava ulteriormente il carattere miracoloso del quadro.

La preziosa effige fu considerata di gran pregio, oltre che dal popolo dei fedeli, anche da un visitatore illustre, il Ministro Visconti Venosta, il quale nel 1882, accompagnato dal Senatore Lacaita, visitò, fra l’altro, proprio il Santuario di Bevagna. Purtroppo il quadro venne rubato nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1914.[5]  

Riproduzione su tela di piccole dimensioni  (10×15 cm) del quadro di S. Pietro, risalente verosimilmente a non molti anni dopo il dipinto di Olimpia Camerario. La foto è
tratta dalla quarta di copertina del volume Manduria sacra di L. Tarentini.

Accadde allora che l’intera comunità si ritrovò concorde nel voler commissionare un nuovo quadro, il più possibile somigliante a quello rubato. Venuta meno l’idea di rivolgersi ad artisti leccesi, perché troppo esosi, a realizzare il dipinto ci pensò la pittrice manduriana Olimpia Camerario: «Si isolò per giorni e giorni nel suo studio, violentò la memoria fino a visualizzare l’immagine, già tante volte veduta, che riportò sulla nuova tela con fedeltà totale».[6]  Il dipinto fu disponibile già dal 24 dicembre dello stesso anno.

Poco importa se Olimpia prestò la sua opera «gratuitamente», come si legge a p. 43 dell’opera del Tarentini, oppure dietro compenso, come si legge nel “Libro de’ conti” del Santuario di San Pietro in Bevagna, compilato dal rettore Venusto Pezzarossa e conservato nell’Archivio Vescovile Oritano.[7] La cosa straordinaria fu che il dipinto era straordinariamente simile all’originale.

Nel 1972 il quadro della Camerario fu sostituito con un altro dipinto realizzato dal pittore maltese Oscar Testa su commissione dell’allora vescovo di Oria mons. Semeraro, mentre quello attuale è opera del pittore ungherese F. Miklos, il quale, accanto alla sua firma ha ritenuto di indicare che il quadro è copia da Olimpia Camerario. Naturalmente il dipinto attuale richiama canoni artistici moderni, «il soggetto chiaroscurato è infatti colpito da una luce “mistica” che ne illumina il volto».[8]

Foto del quadro attuale (Gruppo Facebook Manduria Sacra)

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
LUNARDI Giovanni o.s.b. – TRAGNI Bianca, San Pietro in Bevagna nella storia e nella tradizione, CRSEC TA/55, Manduria 1993;
MORRONE Nicola, La storia infinita. Vicende antiche e recenti del quadro di San Pietro in Bevagna in  https://www.fondazioneterradotranto.it/2015/05/14/la-storia-infinita-vicende-antiche-e-recenti-del-quadro-di-san-pietro-in-bevagna/;
TARENTINI sac Leonardo, Manduria sacra, Nuova ed., Barbieri, Manduria 2000.


[1] Leonardo sac. Tarentini, Manduria sacra, nuova ed., Barbieri, Manduria 2000.

[2] A questo proposito cfr. Bianca Tragni, San Pietro in Bevagna tra religiosità popolare e folklore in Giovanni Lunardi o.s.b. – Bianca Tragni, “S. Pietro in Bevagna nella storia e nella tradizione”, CRSEC TA/55 Manduria 1993.

[3] Cfr. Nicola Morrone, La storia infinita. Vicende antiche e recenti del quadro di San Pietro in Bevagna in  https://www.fondazioneterradotranto.it/2015/05/14/la-storia-infinita-vicende-antiche-e-recenti-del-quadro-di-san-pietro-in-bevagna/.

[4] Si trattava verosimilmente di Antonio Vito Semeraro, pittore di Locorotondo, i cui abitanti si recavano spesso in pellegrinaggio il giorno della festa del Santo (29 giugno) e per le Perdonanze (1, 2, 3 aprile). Cfr. Nicola Morrone, cit. .

[5] Leonardo sac. Tarentini, op. cit., pp. 43-44.

[6] Ibidem, p. 34

[7] Fondo San Pietro in Bevagna: «Il 24 Dicembre si acquistò il nuovo quadro di San Pietro per la somma di Lire 500,00». Cfr. Nicola Morrone, cit. .

[8] Nicola Morrone, cit.